venerdì 30 gennaio 2009
mercoledì 28 gennaio 2009
lunedì 26 gennaio 2009
(Sopra)vivere ad Imperia IV
Rapinavano le amiche per comprare il rossettoDenunciate studentesse di 15 e 16 anni
"Bad girls" a Imperia. Botte e minacce per card telefoniche e rossetti. E quando finiscono davanti ai carabinieri e la madre di una, sconvolta, le chiede come ha fatto a fare tre rapine, lei le risponde strafottente: «E queste sono quelle che sai tu».
L'Espresso
Islanda : pecore = Italia : x
Ve la ricordate l'Islanda?
A Ottobre l'avevamo lasciata sull'orlo della bancarotta, primo Stato ad aver subito le conseguenze dell' immane crisi economica internazionale.
Ora le cose non è che siano cambiate di molto, nel senso che il paese è, se possibile, ancora più in bancarotta: la Borsa e la moneta locale sono crollate e le tre banche maggiori sono state nazionalizzate.
Fatto sta che, a differenza della maggioranza dei cittadini europei, sti islandesi, certo non famosi per il loro animo bellicoso, si sono incazzati. E non si sono incazzati come noi, che al massimo riusciamo a ridere per le battute di Grillo. Sono scesi in piazza in massa, hanno manifestato sotto il parlamento per giorni e giorni, hanno bersagliato la limousine (sic!) del premier con lanci di uova (do you remember?) e hanno costretto lui e il suo esecutivo a rassegnare le dimissioni.
Il Guardian dice che "è la peggiore rivolta popolare vista in Islanda dal 1949 quando, fra molte polemiche, il Paese entrò nella Nato".
Qualcuno mi spiega perchè gli islandesi, che vivono in promiscuità con milioni di ovini, sono riusciti a smentire il proverbio "chi va con lo zoppo impara a zoppicare", comportandosi in maniera civile e responsabile e noi invece che viviamo nel nostro bel paese, siamo un popolo di pecoroni?
Ora le cose non è che siano cambiate di molto, nel senso che il paese è, se possibile, ancora più in bancarotta: la Borsa e la moneta locale sono crollate e le tre banche maggiori sono state nazionalizzate.
Fatto sta che, a differenza della maggioranza dei cittadini europei, sti islandesi, certo non famosi per il loro animo bellicoso, si sono incazzati. E non si sono incazzati come noi, che al massimo riusciamo a ridere per le battute di Grillo. Sono scesi in piazza in massa, hanno manifestato sotto il parlamento per giorni e giorni, hanno bersagliato la limousine (sic!) del premier con lanci di uova (do you remember?) e hanno costretto lui e il suo esecutivo a rassegnare le dimissioni.
Il Guardian dice che "è la peggiore rivolta popolare vista in Islanda dal 1949 quando, fra molte polemiche, il Paese entrò nella Nato".
Qualcuno mi spiega perchè gli islandesi, che vivono in promiscuità con milioni di ovini, sono riusciti a smentire il proverbio "chi va con lo zoppo impara a zoppicare", comportandosi in maniera civile e responsabile e noi invece che viviamo nel nostro bel paese, siamo un popolo di pecoroni?
domenica 25 gennaio 2009
Nuove tecnologie, vecchi ministri
Considerato che se unisco i cervelli dei titolari dei dicasteri istruttivo-culturali italiani, non riesco neanche a fare una persona intelligente, non stupisce che i due ministri tirino fuori idee bizzarre e inutili per portare avanti le loro cosiddette politiche.
Così ci troviamo la nostra ministra dell'Istruzione, evidentemente insoddisfatta dalle obsolete circolari, a perseverare nell'uso del suo canale su Youtube, utilizzato stavolta per comunicare le materie della seconda prova per gli istituti superiori. A parte che in tutti i suoi 5 messaggi finora registrati, non ne inizia neanche uno salutando gli ipotetici studenti davanti allo schermo, la votazione media che gli utenti le hanno assegnato per la sua video-propaganda è 2 su 5. Se seguissimo le sue robotiche direttive, dovremmo licenziarla così, su due piedi.
Ma non crediate che l'altro illustre esponente dell'intellighenzia nostrana, il poeta Sandro Bondi (qui trovate un'antologia dei suoi versi), sia da meno. Privo di qualsivoglia idea sul mondo di Internet e sul file sharing in particolare, si trova costretto a copiare i provvedimenti adottati da altri paesi per contrastare il dilagante problema del download di contenuti protetti dal diritto d'autore.
Il fatto è che l'esempio seguito in questo caso, è quello demente del presidente francese Sarkozy, che intende "bloccare l’accesso ad Internet agli utenti che scaricano questo tipo di contenuti attraverso reti P2P dopo due avvisi". Invece di pensare a misure che incentivino il più possibile lo sviluppo di una cultura libera e autonoma, si tenta di incatenarla sotto le onnipresenti spoglie della forma-merce, attribuendo un prezzo, e non un valore, ad ogni sua manifestazione e reprimendo duramente gli eventuali trasgressori, considerati alla stregua di comuni criminali.
Quello che mi sconvolge è come questi personaggi, che trasudano vecchiume solo a guardarli, possano ritenersi credibili quando affrontano le problematiche relative alle nuove tecnologie, soprattutto per quanto riguarda il web.
In ogni caso, non vedo l'ora di vedermi spuntare un bel messaggino del Ministero che mi intima di interrompere il download illegale di file protetti da copyright...
Per sdrammatizzare, vi segnalo l'ottimo ed esilarante Bondolyzer, generatore automatico di poesie di Bondi. Provatelo!
Così ci troviamo la nostra ministra dell'Istruzione, evidentemente insoddisfatta dalle obsolete circolari, a perseverare nell'uso del suo canale su Youtube, utilizzato stavolta per comunicare le materie della seconda prova per gli istituti superiori. A parte che in tutti i suoi 5 messaggi finora registrati, non ne inizia neanche uno salutando gli ipotetici studenti davanti allo schermo, la votazione media che gli utenti le hanno assegnato per la sua video-propaganda è 2 su 5. Se seguissimo le sue robotiche direttive, dovremmo licenziarla così, su due piedi.
Ma non crediate che l'altro illustre esponente dell'intellighenzia nostrana, il poeta Sandro Bondi (qui trovate un'antologia dei suoi versi), sia da meno. Privo di qualsivoglia idea sul mondo di Internet e sul file sharing in particolare, si trova costretto a copiare i provvedimenti adottati da altri paesi per contrastare il dilagante problema del download di contenuti protetti dal diritto d'autore. Il fatto è che l'esempio seguito in questo caso, è quello demente del presidente francese Sarkozy, che intende "bloccare l’accesso ad Internet agli utenti che scaricano questo tipo di contenuti attraverso reti P2P dopo due avvisi". Invece di pensare a misure che incentivino il più possibile lo sviluppo di una cultura libera e autonoma, si tenta di incatenarla sotto le onnipresenti spoglie della forma-merce, attribuendo un prezzo, e non un valore, ad ogni sua manifestazione e reprimendo duramente gli eventuali trasgressori, considerati alla stregua di comuni criminali.
Quello che mi sconvolge è come questi personaggi, che trasudano vecchiume solo a guardarli, possano ritenersi credibili quando affrontano le problematiche relative alle nuove tecnologie, soprattutto per quanto riguarda il web.
In ogni caso, non vedo l'ora di vedermi spuntare un bel messaggino del Ministero che mi intima di interrompere il download illegale di file protetti da copyright...
Per sdrammatizzare, vi segnalo l'ottimo ed esilarante Bondolyzer, generatore automatico di poesie di Bondi. Provatelo!
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sabato 24 gennaio 2009
Bello come una prigione che brucia
''Fino ad ora l' emergenza carceraria e' stata affrontata solo con le amnistie e gli indulti. Con la realizzazione di nuove carceri abbiamo scelto di seguire un'altra strada''
Dove passano i muri del carcere nella società moderna?La brama di controllo e di autocontrollo, l'ossessione di regolare per legge ogni fenomeno, la delega al giudice come certificatore del senso della vita collettiva, come vendicatore della comunità fittizia e rancorosa, pare non avere più freni: la figura meschina del proprietario disposto a mille sacrifici pur di conservare il proprio patrimonio si degrada ulteriormente in quella, che davvero ben poco conserva di umano, del neo-proletario, che non dorme al pensiero di poter essere derubato dalle proprie catene, e reclama ad alta voce di essere guardato di più, e più da vicino, per paura di scomparire del tutto.
Il codice fiscale non é per tanti aspetti la codifica nell'elenco dei funzionari della merce e del lavoro, esattamente come il numero che identificava gli ergastolani, ne marcava l'estinzione come individui, e la riduzione a semplici accessori dell'istituzione? Per tanti aspetti, non possiamo forse percepirci come dei condannati all'ergastolo sociale, con i suoi corollari di perdita della personalità, alienazione, lavoro forzato, coabitazione obbligata e promiscua, supersfruttamento?
C.S.O.A. COX 18, Milano
17 aprile 2002
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venerdì 23 gennaio 2009
Comunicato di Amnesty International
Amnesty International ha chiesto alle autorità israeliane di rivelare quali armi e munizioni siano state usate durante le tre settimane della campagna militare iniziata il 27 dicembre.
"Sappiamo che munizioni al fosforo bianco sono state usate in aree civili, sebbene in precedenza le autorità israeliane lo avessero negato" - ha dichiarato Donatella Rovera, che sta guidando la missione d'indagine di Amnesty International a Gaza. "Ora abbiamo prove inconfutabili dell'uso del fosforo bianco, ma i medici che hanno curato i primi feriti non sapevano di cosa si trattasse".
Altre vittime del conflitto hanno ferite che i medici non riescono a curare in modo efficace perché non è chiara la natura delle munizioni che le hanno provocate.
"I medici ci hanno riferito di tipi di ferite nuove e inspiegabili. Alcune vittime degli attacchi aerei israeliani sono arrivate in ospedale con arti carbonizzati e profondamente recisi. I medici che le stanno curando hanno bisogno di sapere quali armi siano state usate":
Il dottor Subhi Skeik, primario della divisione chirurgica dell'ospedale al-Shida, ha dichiarato ai delegati di Amnesty International: "Abbiamo molti pazienti con amputazioni e ricostruzioni vascolari. In casi del genere, normalmente, dopo l'operazione inizia la ripresa. Invece, a distanza di una o due ore, molti di loro sono morti. È drammatico".
"È urgente e vitale che le autorità israeliane rivelino tutte le informazioni utili, comprese quelle relative alle armi e alle munizioni usate" - "Non si possono perdere altre vite umane perché i medici non conoscono quale sia l'origine delle ferite e quali complicazioni possano sopraggiungere. Devono essere pienamente informati affinché possano operare in modo efficace per salvare la vita dei loro pazienti" - ha aggiunto Rovera.
Il fatto che in precedenza Israele avesse negato l'uso del fosforo bianco ha fatto sì che i medici non siano stati in grado di prestare le cure mediche adeguate. Le particelle di fosforo bianco all'interno dell'organismo possono continuare a bruciare, causando intenso dolore via via che le ustioni si allargano ed entrano in profondità, fino anche a provocare danni irreparabili agli organi interni. Il fosforo bianco può contaminare altre parti dell'organismo e anche coloro che stanno trattando le ferite."Abbiamo riscontrato bruciature diverse, mai viste finora" - ha riferito alla missione di Amnesty International uno specialista in ustioni dell'ospedale al-Shifa di Gaza. "Dopo alcune ore le bruciature diventano più ampie e profonde, si sprigiona un odore rivoltante e poi iniziano a fumare".
Le condizioni delle persone che sono state colpite dal fosforo bianco possono deteriorarsi rapidamente, fino alla morte, persino nei casi in cui le bruciature interessino solo il 10 o il 15 per cento del corpo. I medici palestinesi hanno compreso di cosa si trattasse solo diversi giorni dopo il ricovero dei feriti, con l'arrivo nella Striscia di Gaza di colleghi stranieri.
Alle 8 di sera del 10 gennaio Samia Salman Al-Manay'a, una ragazza di sedici anni, si trovava in casa, nel campo profughi di Jabalia, quando il primo piano è stato colpito da un proiettile al fosforo bianco, che l'ha raggiunta al volto e alle gambe. Dieci giorni dopo, nel suo letto d'ospedale, ha raccontato ai delegati di Amnesty International: "Il dolore è terribile, è come se un fuoco mi bruciasse dentro. Non ce la faccio a sopportarlo. Nonostante le medicine che mi danno, il dolore è ancora troppo forte".
Senza sapere di cosa si trattasse, i palestinesi le cui case erano state colpite da proiettili al fosforo bianco, gettavano acqua sulle fiamme col risultato di alimentarle ulteriormente. Quando i medici, a loro volta ignari, trattavano i feriti con soluzioni saline, questi iniziavano a urlare; ogni volta che cambiavano le garze, vedevano salire il fumo dalle ferite; quando effettuavano analisi su dei campioni, questi al contatto con l'aria cominciavano a bruciare.
"Le autorità israeliane hanno detto ripetutamente che la loro operazione militare era contro Hamas, non contro la popolazione di Gaza. Non può esserci più alcuna scusa per continuare a nascondere informazioni vitali per curare efficacemente le persone ferite negli attacchi israeliani. La mancanza di cooperazione da parte di Israele sta determinando morti e sofferenze del tutto inutili" - ha concluso Rovera. "Le autorità israeliane devono rispettare il proprio obbligo di garantire cure tempestive e adeguate ai feriti, fornendo informazioni complete sulle armi e sulle munizioni usate a Gaza e ogni altro elemento che possa aiutare i medici".
Ulteriori informazioni
Dal 27 dicembre 2008 al cessate il fuoco dichiarato da Israele il 18 gennaio 2009, sono stati uccisi circa 1300 palestinesi (tra cui oltre 400 bambini e 100 donne) e oltre 5300 sono rimasti feriti, molti in modo permanente. Nello stesso periodo, 13 israeliani (tra cui tre civili) sono stati uccisi dagli attacchi di Hamas e di altri gruppi armati palestinesi.
Roma, 23 gennaio 2009
giovedì 22 gennaio 2009
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