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domenica 6 giugno 2010

Testimonianze dalla Freedom Flotilla

Ieri sera al Festival Sociale delle Culture Antifasciste due mediattivisti italiani della Freedom Flotilla, Manuel Zani e Manolo Luppichini, sono intervenuti per narrare e condividere la vicenda dell'aggressione israeliana e i giorni vissuti nel, tristemente famoso, carcere di Beer Sheva.
Da ascoltare!!


1° Parte




2° Parte




Altre testimonianze.

giovedì 11 febbraio 2010

NO VAT 2010 @ Roma

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NO VAT 2010 (come già le precedenti manifestazioni NO VAT) è una manifestazione organizzata interamente dal basso, con dinamiche orizzontali, senza padri, padrini nè maternage.


Non viene richiesta alcuna quota per aderire, ma se vogliamo continuare ad avere questa indipendenza dobbiamo contribuire anche economicamente alla costruzione di NO VAT, quindi chiunque, gruppi e/o singoli/e/*, voglia appoggiare l'indipendenza di NO VAT può fare un versamento su

C/C: 6725417 - ABI: 01030 - CAB 02800: - CIN: V
PRESSO MONTE DEI PASCHI DI SIENA AG. FIRENZE SEDE
INTESTATO A: AZIONE GAY E LESBICA Firenze
codice IBAN IT70V0103002800000006725417

Come deciso nell'assemblea nazionale di Facciamo Breccia è stato infatti aperto un sottoconto del CCB di Azione gay e Lesbica appositamente per raccogliere l'autofinanziamento di NO VAT.

Per poter verificare l'effettivo accreditamento preghiamo inoltre di inviare una mail con l'importo e il nominativo del/la versante alla mail adesioni@facciamobreccia.org

venerdì 11 dicembre 2009

mercoledì 2 dicembre 2009

Bu-lagna

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BOLOGNA LA ROSSA

Il comune felsineo ha deciso di sgomberare una delle ultime isole felici rimaste all'interno del suo territorio, il Lazzaretto Autogestito. Nella trattiva instaurata tra palazzo d'Accursio e il centro sociale, si è inserita, con la sfacciataggine che la contraddistingue, Casapound, nel tentativo di contendere ai ragazzi del Lazzaretto gli eventuali spazi alternativi assegnati dal comune. L'assessora Lazzaroni, che si sta occupando del caso, ha aperto ai fascisti del terzo millenio sostenendo che "l'appartenenza politica non può creare delle preclusioni". Al momento la situazione è in stallo e se volete tenervi informati potete andare su Zic.it.

BOLOGNA LA DOTTA

Il filosofo bolognese Stefano Bonaga (sì filosofo, come Aristotele, Kant e compagnia bella), già noto per aver trovato, in Alba Parietti prima e in Andrea Lehotska dopo, intellettuali del suo calibro con cui condividere le sue teorie e discettare dei massimi sistemi, ha sbancato la bocciofila Avis di via Cremona, portandosi via il primo premio del glorioso torneo di briscola.
Una volta c'era l'agorà, oggi la bocciofila.

BOLOGNA LA GRASSA

Almeno da questo versante, la città emiliana, non tradisce. La buona nuova è che il comune ha deciso di installare (previo bando pubblico e in via sperimentale fino al 2013) 6 distributori di latte crudo o Bancolat.
Se volete sapere quale sarà il Bancolat più vicino a casa vostra andate qua.

lunedì 2 novembre 2009

Pregasi di hackerare urgentemente questo sito

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Faccio appello alla coscienza delle volenterose forze del bene internettiane affinchè oscurino immediatamente questa pagina che dimostrerebbe l'esistenza di una filiazione italiana del Klu Klux Klan.
...che noi in Italia ci abbiamo già la Lega, ci abbiamo.

lunedì 28 settembre 2009

Il potere

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ANALISI DEL FILM

Il film “Il potere” di A. Tretti nonostante gli iniziali apprezzamenti alla mostra di Venezia del ’72 non riuscì mai a pervenire al grande pubblico, rimanendo poco più che un film per circoli culturali. Quest’opera è stata ostracizzata probabilmente a causa della tesi non nuova ma scomoda e troppo diretta che presenta: marxianamente, il potere più vero e forte è economico mentre il potere politico è sovrastrutturale e, quindi, è strumento in mano di chi controlla la proprietà privata dei mezzi di produzione.
Il film illustra le origini e le manifestazioni del potere attraverso il tempo. Il regista sottolinea come il potere non cambi ma rimanga sempre nella mani di soliti pochi potenti; questi sono inscenati da Tretti attraverso tre attori mascherati de fiere, un leone, una tigre e un leopardo che rappresentano rispettivamente il potere militare, commerciale e agrario. Perché Tretti ha scelto proprio questi tre animali? La scelta non è casuale; il leone, infatti, l’animale aggressivo per eccellenza, è il potere militare, che nell’affrontare la conflittualità sociale predilige la violenza come unica soluzione possibile.
Caratterizza questo personaggio l’elmetto guglielmino, che ricorda il regime militaristico prussiano. Il potere agrario si colloca sulla falsariga di quello militare.
Il potere commerciale, la cui “r” moscia sembra alludere all’eloquio di Gianni Agnelli, è rappresentato da una tigre. Astuta e calcolatrice tende a cercare la via del freddo compromesso che mira alla salvaguardia dei propri interessi e privilegi.
L’apparizione delle fiere è un vero e proprio leitmotiv. Infatti queste compaiono ripetutamente; intervallano i diversi capitoli del film, sono messe in evidenza dall’uso del colore; rappresentano il potere che, nel corso del tempo, è sempre lo stesso. Il rischio di una lettura riduzionistica e quindi deterministica ci sembra evitato proprio grazie alla parodia.

Il film è composto da cinque episodi in bianco e nero, che ripercorrono la storia del potere. Nel primo episodio, l'età della pietra, connivente la paura, il potere finisce nelle mani di un furbo che si fa passare per divinità del fuoco. Nell'epoca romana, per vincere l'insorgente coscienza dei plebei, deve ricorrere all'assassinio del tribuno Tiberio Gracco. Nell'epoca del Far West, per aumentare la propria potenza, non rifugge dal genocidio perpetrato da coloni, soldati e galeotti inglesi. Nell'Italia posteriore al 1919, il potere viene arraffato dal fascismo, che ottiene l'appoggio dei portafogli borghesi, la benedizione, ben compensata dal Vaticano e che distrugge pluralismo e libertà democratiche. Nell'epoca moderna, il neocapitalismo s’impone mediante il consumismo, incontra forti resistenze popolari, vinte però grazie alle forze dell'ordine e al paravento socialista (“Chi non lo sa che ai giorni nostri ogni furfante vuole padroneggiare in un vestito rosso?” dice Lenin).
In particolare, il capitolo del fascismo è il più significativo per la sua forza dissacrante e parodistica. A Tretti interessa collocare il fascismo nei quadri del potere borghese, analizzandone le origini. La tesi del regista è che i poteri forti si servono del fascismo in funzione antirivoluzionaria e antisocialista per ristabilire l’ordine e la pace sociale. Simbolico è in questo senso l’episodio della marcia su Roma, dove un piccolo e nervoso Vittorio Emanuele II aspetta alle porte della capitale una sgangherata banda di camice nere, a cui si rivolge dicendo: “Avanti, avanti entrate, non fate complimenti”. Questo dimostra la convenienza anche da parte del re, della presenza di Mussolini al potere. La dittatura fascista rivela ben presto il suo carattere velleitario. Emblematico è l’intento di dimostrare l’efficienza delle forze armate attraverso la parata di una dozzina di anziani e scombinati poveracci che sfilano continuamente, via via trasformandosi in alpini, bersaglieri, carristi, arditi, granatieri. Con l’immagine di un’Italia guerriera e duratura, il fascismo cerca il consenso di massa.
Un altro elemento che emerge in quest’episodio è l’atteggiamento repressivo verso le opposizioni, per Mussolini, un “delitto contro lo stato”.
Le diverse opposizioni non sono tuttavia uguali per i fascisti, come è evidente nella scena in cui Tretti mostra prima una “dorata” prigione di liberali, poi quella affollata e in condizioni precarie dei comunisti, gli oppositori più scomodi al regime.

TECNICHE

Il film è stato costruito in modo volutamente artigianale, proprio per contrapporsi alla cinematografia di stampo holliwoodiano. Per realizzare “Il potere”, Tretti ha impiegato sette anni, di cui sei per pensarlo e solamente uno per girarlo, essendo venuto a mancare il produttore che inizialmente doveva finanziare il progetto. Quando infine trovò i fondi necessari, poté tradurre in immagini il suo pensiero. Il film è stato girato nell’area veronese con l’ausilio di pochi mezzi; gli attori, dalle facce di per sé eloquenti e dai tratti volutamente marcati, sono stati reclutati dalla campagna veneta. Questi personaggi sono l’emblema di un potere che nel corso del tempo è sempre lo stesso. Pochi attori interpretano ruoli diversi nel corso dei vari capitoli, come ad indicare che dietro le varie manifestazioni del potere stanno sempre gli stessi protagonisti. I personaggi ci ricordano le maschere di uno spettacolo di burattini; Tretti ci suggerisce velatamente che tutti i protagonisti che si susseguono nel corso del film sono strumenti nelle mani dei detentori del potere economico.
La maschera di Mussolini ne è un esempio lampante: è un fantoccio dai tratti caricaturali e ridicoli, che viene gettato via dalle tre belve che proclamano con tono sprezzante: “Questi burattini non ci servono più a nulla”. Tretti fa sua la lezione di Bertolt Brecht, da cui riprende l’arma del grottesco. La realtà viene stravolta in modo consapevole per invitare lo spettatore alla riflessione e per mantenere sempre vive le sue capacità critiche. Il regista non vuole che il pubblico si immedesimi nella rappresentazione, ma che rimanga sempre presente a sé stesso, essendo così in grado di valutare ciò che osserva. L’osservatore è quindi distaccato e portato spesso anche alle risate più genuine da scene di un’eccezionale violenza dissacrante che denunciano la faciloneria e la cialtroneria che stanno dietro la pomposità, la retorica, il gesto alato: ricordiamo il tentativo del “sommo” poeta Gabriele D’Annunzio di spiccare un temerario volo con l’aiuto di una “leggiadra” Eleonora Duse (più simile ad un barilotto che a una statua greca…). Il suo aereo rischia di sfasciarsi ancor prima del decollo, nonostante i ripetuti tentativi del poeta di farlo partire. D’Annunzio sbatte i piedi nervoso e, isterico, chiama la compagna, che è costretta a spingere la sgangherata carcassa per riuscire a farle prendere il volo.

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I RISCHI DELLA DEMOCRAZIA

I rischi della democrazia sono messi in luce dall’ultimo episodio del film, “epoca moderna”. Le tre belve, i simboli del potere, si rendono conto che un personaggio come Mussolini non serve più a nulla nella società di oggi. Ora il potere si esercita all’interno del sistema democratico attraverso il condizionamento massmediatico degli stili di vita. E’ il conformismo che produce i nuovi idoli moderni, come l’automobile, che viene pubblicizzata dall’alto degli scalini di una chiesa verso una folla in atteggiamento adorante. “L’uomo senza macchina è un uomo morto”, “sacrificate lo stipendio”, proclama il “sacerdote” dei consumi di massa. Il rischio di un regime come la democrazia rappresentativa è che l’opinione pubblica venga manipolata. La pubblicità è la prova che sia effettivamente possibile manovrare i cervelli. Il pubblico infatti non si lascia imbrogliare da informazioni palesemente distorte, ma piuttosto da sottili “bombardamenti” quotidiani, i messaggi pubblicitari, che hanno lo scopo di inculcare un determinato stile di vita. La forza della pubblicità è rappresentata da Tretti nell’episodio del “Moblon”: un’oggetto privo di qualsiasi utilità, proposto in continuazione da radio, televisione, manifesti nelle città… che si afferma come tendenza, come moda irrinunciabile. E il suo acquisto diventa quasi un obbligo.

E’ quindi la democrazia rappresentativa un regime che garantisce la libertà sostanziale ai cittadini? Secondo Tretti la risposta è negativa, la libertà e l’uguaglianza sono solo “maschere” di una più profonda disuguaglianza: il benessere ai giorni nostri, nel film simboleggiato dalla produzione in serie delle uova, viene deriso dal regista. “Oggi al mondo si sta bene, c’è sovrapproduzione e non si sa più a chi vendere i prodotti” dice l’industriale con a fianco un vescovo accondiscendente che elargisce benedizioni. Immediatamente dopo Tretti ci mostra una carrellata di immagini dal terzo mondo, di bambini morenti e affamati: è l’ultima stoccata beffarda all’indirizzo di una società capitalista che il regista ritiene decisamente ingiusta e falsa, dominata sempre dai soliti, pochi potenti.

fonte


venerdì 25 settembre 2009

La scrivania di Littorio

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"In un regime totalitario, come deve esser necessariamente un regime sorto da un rivoluzione trionfante, la stampa è un elemento di questo regime, una forza al servizio di questo regime; in un regime unitario, la stampa non può essere estranea a questa unità... La stampa più libera del mondo è la stampa italiana... Il giornalista italiano è libero perché serve soltanto una causa e un regime; è libero perché, nell'ambito delle leggi del regime, può esercitare, e le esercita, funzioni di controllo, di critica, di propulsione".

Benito Mussolini, 10 Ottobre 1928

martedì 9 giugno 2009

Indovina chi?

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martedì 2 giugno 2009

Mai morti @ Antifa Festival (Bologna)

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Accorrete numerosi stasera al Parco delle Caserme Rosse, che alle 22 c'è lo spettacolo Mai morti, interpretato da Bebo Storti, ultimo evento dei tanti organizzati in occasione del Festival Sociale delle Culture Antifasciste!


Mai morti era il nome di uno dei più terribili battaglioni della Decima Mas: a questa formazione e al magma inquietante del pianeta fascista il protagonista guarda con delirante nostalgia, ripercorrendo episodi della nostra storia recente, dal Ventennio fino ai giorni nostri. Un monologo che cerca di rammentare, a chi se lo fosse dimenticato o non l'avesse mai appreso, che la parola antifascismo ha ancora un fondamentale e profondo motivo di esistere.

Produzione Teatro della Cooperativa in collaborazione con Teatridithalia e Teatri90/Maratona di Milano

testo e regia: Renato Sarti
interpretato da: Bebo Storti
Durata: 1h20' senza intervallo
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Mai Morti è uno spettacolo che fa discutere, arrabbiare, divide, emoziona e commuove.
Con una scrittura evocativa (una sorta di affabulazione nera), Renato Sarti ripercorre la nostra storia recente attraverso i racconti di un uomo mai pentito, per riflettere su quanto – in Italia - razzismo, nazionalismo e xenofobia siano ancora difficili da estirpare.
È affidato a Bebo Storti il difficile compito di dare voce a questo nostalgico delle “belle imprese” del ventennio fascista, oggi impegnato in prima persona a difesa dell’ordine pubblico contro viados, extracomunitari, zingari e drogati.
Mai Morti era il nome di uno dei più terribili battaglioni della Decima Mas. A questa formazione, che operò a fianco dei nazisti nella repressione antipartigiana, e al magma inquietante del pianeta fascista il personaggio guarda con delirante nostalgia.
Durante una notte milanese dei nostri giorni il protagonista si abbandona a ricordi sacri, lontani, cari. Evoca il bell’agire della Ettore Muti, banda fascista che Mussolini elevò a legione autonoma che rimarrà tragicamente nella memoria della città per la ferocia delle torture praticate a centinaia di antifascisti. Rivive la strage della comunità copta di Debrà Libanos, a novanta chilometri da Addis Abeba, dove nel 1937 il viceré Rodolfo Graziani e il generale Maletti Pietro Senior si resero protagonisti dell’eccidio di 2000 fra fedeli e diaconi. Accenna all’uso indiscriminato e massiccio dei gas da parte dell’esercito italiano in Africa contro le popolazioni civili. E ancora rievoca le più orribili imprese portate a termine dalla Decima Mas nel Canavese e in Friuli nel 1944.
Anche il passato più prossimo, e il nostro presente, animano i suoi sogni a occhi aperti: dalla Milano incandescente del 1969 quando “ai funerali di Piazza Fontana si doveva fare il gran botto finale. (…) Allora si che si riusciva a scaraventare anarchici tranquillamente dalla finestra, raccontare frottole a destra e a manca e farla comunque sempre franca” fino ai fatti agghiaccianti del G8 di Genova e alla morte di Carlo Giuliani.
Un monologo che cerca di rammentare, a chi se lo fosse dimenticato o non l’avesse mai appreso, che la parola antifascismo ha ancora un fondamentale e profondo motivo di esistere.

venerdì 24 aprile 2009

Festa della Resistenza Popolare @ Bologna

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giovedì 2 aprile 2009

G-morto

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Questi summit del cazzo continuano ad avere effetti collaterali a dir poco imbarazzanti...

E intanto noi permettiamo che i peggiori neonazisti d'Europa si diano appuntamento nel centro di Milano...

¡No pasarán!

martedì 31 marzo 2009

Ma di certo si può...lucrare di più!


Uno che si vanta di essere stato punk prima degli altri e che grazie a ciò guadagna soldoni vendendo dischi riciclati, poi ha pure il coraggio di inaugurare il congresso di scioglimento di AN.

Ecco, uno così si merita un dispetto.

Per cui vi invito a scaricarvi gratuitamente tutto ciò che di ascoltabile ha registrato questo individuo (qua).

domenica 22 marzo 2009

S'è spenta la fiamma

via Militant

sabato 21 marzo 2009

Senti questa qui che è bella...

Pare che Forza (N)uova abbia candidato come prossimo sindaco di Bologna il moderatissimo Don Giulio Tam.
Uno che si è formato nel seminario di Eco'ne fondato dal vescovo Marcel Lefebvre, che è stato allievo del vescovo negazionista Richard Williamson ed è attualmente impegnato a tenere corsi di formazione alle giovani zecche nere.
Uno che considera Mussolini un martire e si dichiara
favorevole al suo processo di beatificazione.
Uno che afferma (bontà sua): "
La tonaca è soltanto una camicia nera più lunga" e "Per noi le Crociate sono Sante, Sante perché giuste, giuste e doverose".

Ahahahah!
Questo è l'elemento migliore che Forza (N)uova è riuscito a trovare in Emilia?
Ahahahah!
Uno che fino a ieri stava in Valtellina a parlare alle vacche al pascolo?
Ah, l'intellighenzia destrorsa...

lunedì 16 marzo 2009

Dax odia ancora!

lunedì 2 marzo 2009

L'Italia ai neri!

Solo in sto merda di paese chiamato Italia, può essere permessa una manifestazione di neofascisti con le spranghe in mano, capitanata da un tale (infame e vigliacco) parlamentare e da un prete antislamico e antisemita.

Poi si finge stupore di fronte ai bastoni portati in corteo e si scopre che "sfilare con il volto travisato impugnando armi improprie è un reato".
Saranno forse state la presenza, l'autorevolezza e l'eleganza di Fiore a trarre in inganno gli sbirri? Credevano forse che si trattasse di un'allegra scampagnata tra amici?
Intanto, nel dubbio, si manganella chi si oppone a un raduno simile.

E dovreste vederle ste pecorelle nere come venivano sapientemente ammaestrate e istruite dal capetto col megafono di turno: "State intruppati! Serrate le righe! Tenete bene orizzontali i bastoni! File ordinate!". Evidentemente il deficit di ordine & disciplina delle nuove generazioni va colmato con un po' di sano revival anni '20.

Dunque altro che protezione per i fascisti da parte della polizia.
Queste si chiamano connivenze.

"Arrivano a 400 contando quelli in divisa"
(da un commento su Indymedia)

mercoledì 25 febbraio 2009

Rrronde!

Ieri Maroni ha detto a proposito delle ronde: "Noi intendiamo regolare in modo chiaro e preciso questa azione coinvolgendo i cittadini, ma sotto il controllo del Prefetto, del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza, privilegiando le associazioni di carabinieri in congedo, di ex poliziotti e con una formazione e una selezione che oggi non c'e". "Ci sara' un controllo fortissimo da parte degli organi di Polizia e sara' richiesta la formazione per poter partecipare; non voglio dilettanti allo sbaraglio che vanno in giro e non sanno cosa fare quando c'e' un'emergenza".

Ma allora, nella logica di Maroni, visto che non si vogliono ronde fai-da-te, non sarebbe meglio aumentare il numero di poliziotti?
Ma no, meglio fomentare un pò di odio e razzismo e infiammare uno scontro sociale tra gli strati più bassi della società.
Divide et impera.

Praticamente ci sarà una forza di polizia parallela, appoggiata e addestrata dal governo, formata da fanatici, razzisti, spettatori del tg4 e da teste di cazzo fasciste.

Sentiamo cosa dice Enzo Letizia, segretario dell'Associazione nazionale funzionari di polizia: "Il rischio di politicizzazione della sicurezza è reale e ci riporta alla memoria tempi che credevamo superati". "Non solo le ronde sono una maldestra surroga alla mancanza di turn over tra le forze dell'ordine ma costituiscono un rischio reale di politicizzazione della sicurezza. Le ronde sono permeabili all'infiltrazione di organizzazioni criminali, come mafia e camorra e possono nascondere tra le loro fila delle squadracce di esaltati pericolosi".

Oltre alla Lega, gli altri partiti, non stanno a guardare: si muove Alleanza nazionale, con Azione Giovani a Torino, Padova e Venezia; muovono i primi passi le ronde della Destra di Francesco Storace alla periferia di Roma; la Fiamma Tricolore annuncia di aver cento militanti pronti a Trieste (leggetevi il post de il russo riguardo le ronde a Trieste); Forza Nuova è già attiva a Foggia e Pescara.
Tutta gente tranquilla.

Ma che democrazia è questa?
Non abbiamo alcun potere di scegliere e decidere niente. L'informazione viene completamente distorta dai maggiori media e la gente comune prende posizioni su questioni che gli vengono poste in maniera del tutto squilibrata. Il potere, invece che essere la parte "razionale" della società è in mano a buffoni, ignoranti e corrotti politici che incitano allo sfogo della parte più animalesca dell'uomo.
Il tema della sicurezza riscuote successo, porta voti, e i burattini e le vittime della televisione-spazzatura abboccano.
Perchè questa gentaglia che partecipa alle ronde notturne, invece che uscire di casa incazzata e organizzata, non si limita a farsi un giretto la sera, con la propria famiglia, a bersi un succo di frutta o una birra, seduta sui gradini di qualche chiesa?
Chiunque si sentirebbe più sicuro se le città di notte fossero vissute e non un mortorio.
Invece le città sono sempre più deserte.
Inoltre, d'ora in poi, chiunque non rientri nei parametri vagheggiati dai rondisti, rischierà, senza aver commesso nessun reato, di essere picchiato dai cani sguinzagliati e addestrati dallo Stato. Ovviamente non si tratta di questioni di sicurezza, ma di controllo sociale.


Si ricordi che la Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale dichiara punibile non solo l’incitamento ad atti di violenza o di discriminazione determinati da motivi razziali, nazionali, etnico religiosi, ma anche “ogni diffusione di idee basate sulla superiorità o sull’odio razziale”.
Si noti che l’incriminazione non riguarda soltanto le forme di propaganda organizzate da gruppi e associazioni (delle quali si può presumere un certo grado di pericolosità), ma anche la manifestazione del pensiero individuale, qualunque sia il mezzo usato e l’ampiezza dell’uditorio interessato.

Consiglio di leggervi "Nemici dello Stato" di Luther Blissett. Ovviamente non è più in commercio, ma è possibile scaricarlo qui.
Ne avevo parlato in un post precedente riportandone una parte dell'introduzione, che risulta ancora una volta adattabile alla situazione attuale.

Fanculo dunque a Kant e al suo diritto cosmopolitico!

martedì 24 febbraio 2009

Le bolognesi ronde catto-fasciste

Il governo da il via libera alle ronde private.
Il Vaticano è contrario.
[rettifica]
Il Vaticano vuole "provare a vedere se funzionano".
L'iniziativa parte nelle principali città italiane.

A Bologna esistevano già i City Angels.
Poi sono arrivati i fratelli maggiori in pettorina (dei quali avevo parlato già qui): degli studenti bigotti e diligenti che andavano in giro a puntare il loro arrogante ditino contro i presunti trasgressori della morale.
A coadiuvare al meglio l'azione dei due gruppi precedenti, si aggiungono spesso squadre di maiali repressi che vanno in giro, con toppe dell'Italia cucite o tatuate qua e là, a picchiare il primo "alternativo" che incrociano per strada. Giusto per darvi un'idea, questi sono i link (1, 2, 3, 4) dove vengono descritte alcune delle aggressioni fasciste a Bologna da giugno a oggi.

Ora, in questo clima di facili manganelli e processi sommari è arrivato un prete a fare piazza pulita di ombre e dubbi.
Don Nicolini dichiara infatti con gaudio: "Sono contro il degrado culturale e spirituale che sta dietro la decisione del governo di istituzionalizzare le ronde di privati cittadini da affiancare alle forze dell´ordine" e arriva persino a definire queste ultime come "la negazione del Vangelo".

E sapete qual è stata la mossa successiva del magnanimo ecclesiastico?
Istituire altre ronde, naturalmente.
Le sue, però, "sono col sorriso", "sono quelle che aiutano".

Ve l'immaginate voi lo studente medio bolognese, abituato magari a frequentare piazze e strade per il consueto "due amici, 'na chitarra e 'no spinello" che, da una parte, deve evitare si farsi stritolare le ossa dalle squadracce neofasciste, e dall'altra deve pure sorbirsi il cazziatone moralizzatore di questi zombie crocefisso-dipendenti?

Ennoè!!
Ennò!

venerdì 13 febbraio 2009

Il partigiano Gianfranco

Ve lo ricordate il Fini antifascista?
E il Fini antirazzista?
E quello con la kippah in testa?

Bene, dimenticateveli tutti e tre.

Al riparo, credeva lui, di orecchi indiscreti, il nostro gianFRANCO si è lasciato andare a qualche nostalgica considerazione durante una cerimonia militare a La Spezia.
Totalmente a suo agio nell'ambiente cameratesco e gerarchico, Fini ha ricordato con orgoglio e commozione l'operato dei reparti subacquei e incursori durante la seconda guerra mondiale.
Tuttavia l'infinito libro del revisionismo storico è sempre a portata di mano, e così il Presidente della Camera, tradito dal calore e dall'affetto dei suoi cari commilitoni, si è lasciato sfuggire qualche smanceria di troppo su quella banda di teppisti che risponde al nome di X Mas, comandata dal futurista Junio Valerio Borghese ed antenata degli odierni reparti.
La stessa Decima Mas utilizzata dai nazisti in azioni antipartigiane che le hanno fatto guadagnare l'appellativo di "SS italiane"?
Sì, proprio quella.

E allora stacci attento gianFRA', che tu di solito nelle occasioni istituzionali sei sempre così impegnato a sembrare il capo dei moderati, dei pentiti, di quelli che "il fascismo è il male assoluto"...
E invece ti dimostri, ancora una volta, la solita vecchia, rancida, camicia nera.

mercoledì 5 novembre 2008

A Robbe', la prossima volta mascherala 'n po' sta voce...



MusicPlaylist
Music Playlist at MixPod.com

Schiacciando play, potrete sentire due delle telefonate minatorie fatte dall'esponente di Forza Uova alla trasmissione "Chi l'ha visto?".

Lui intanto smentisce.