Non so se mi spiego, ma mercoledì 11 in un cazzo di buco nella periferia bolognese chiamato Lazzaretto, potremo prenderci in faccia gli sputi di Vic Du Monte e Alfredo Hernandez. Chi sono? 2/4 di Kyuss. Punto.
Nel dicembre 1991 la Commissione europea ha pubblicato un memorandum sull'insegnamento superiore. Vi si raccomandava alle università di comportarsi come imprese sottoposte alle regole concorrenziali del mercato. Lo stesso documento auspicava che gli studenti fossero trattati come dei clienti, incitati non ad apprendere ma a consumare.
I corsi diventavano così dei prodotti, i termini "studenti", "studi", lasciavano il posto ad espressioni più appropriate al nuovo orientamento: "capitale umano", "mercato del lavoro". Nel settembre 1993 la stessa Commissione recidiva con un Libro verde sulla dimensione europea dell'educazione. Vi si precisa che, sin dalla scuola materna, bisogna formare delle "risorse umane per i bisogni esclusivi dell'industria" e favorire "una maggiore adattabilità di comportamento in maniera da rispondere alla domanda del mercato della manodopera". Ecco come lo zoom insudiciato del presente proietta come futuro radioso la forza esaurita del passato! Una volta eliminato quel che sussisteva di mediocremente redditizio nella scuola di ieri - il latino, il greco, Shakespeare e compagnia -, gli studenti avranno finalmente il privilegio di accedere ai gesti che salvano: equilibrare la bilancia dei mercati producendo dell'inutile e consumando della merda.
Toh! Proprio adesso che abbiamo istituito delle simpatiche ronde anti-stranieri, proprio adesso che permettiamo il manifestarsi e il diffondersi di spudorate offensive neofasciste in mezza Italia, proprio adesso che istighiamo i medici a farsi delatori del clandestino malato di turno, proprio adesso che abbiamo deciso di prolungare il soggiorno-premio nella lussuosissima catena di hotel CPT, proprio adesso, dico, ci permettiamo di dare lezioni di antirazzismo al mondo.
I vincitori dell'ultimo concorso a premi nazionale, adesso al governo, hanno infatti bollato come razzista e antisemita la bozza di dichiarazione finale preparata per l'imminente Conferenza Onu sul razzismo, prevista ad aprile a Ginevra. Fonti attendibili quanto il tabacchino sotto casa (Hareetz), ci informano che la guida della stesura della bozza sarebbe stata presa dalla Sira e dall'Iran.
Ma cosa mai ci sarà scritto di così terribile in questo documento? Queste le frasi che ho trovato sui quotidiani online:
-La politica nei territori palestinesi è una violazione dei diritti umani internazionali, un crimine contro l'umanità e una forma contemporanea di apartheid
- Si esprime profonda preoccupazione per le discriminazioni razziali compiute da Israele contro i palestinesi e i cittadini siriani nel Golan occupato
- Israele viene accusato di tortura, blocco economico, gravi restrizioni di movimento e chiusura arbitraria dei territori e definito una minaccia per la pace internazionale e la sicurezza
Ora, mi sono letto quella bozza (che trovate in inglese qui) nelle parti in cui si parlava della situazione mediorientale (pag. 10). E ho notato che non c'è ASSOLUTAMENTE scritto che Israele è una minaccia per la pace internazionale e la sicurezza, ma che "un'occupazione straniera fondata sugli insediamenti, delle leggi basate sulla discriminazione razziale con lo scopo di proseguire il dominio dei territori occupati [...], contraddicono totalmente gli intenti e i principi della Carta delle Nazioni unite, della Dichiarazione dei diritti umani [...] e costituiscono una seria minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale". Che è un po' diverso dal dire che Israele è una minaccia internazionale. Ma di certo non mi stupisco del fatto che i giornalisti italiani non si degnino neanche di cercare e leggere le fonti, prima di stendere il misero riassuntino che gli hanno assegnato come compito. In ogni caso, se quelle sono frasi antisemite, la Lega nord è un partito di intellettuali.
JR è un ragazzo di 25 anni, francese, un fotografo molto speciale. Il suo lavoro è un intreccio di arte e azione e le sue foto parlano di libertà, identità e limiti.
Lui stesso si definisce artivista, ovvero artista-attivista. I suoi progetti sono spesso illegali, per questo motivo lavora spesso di notte e a volto coperto e quando appare in pubblico camuffa la sua identità. Concordo con lui che la fotografia, una forma d'arte universale, è attualmente incarcerata in gallerie e musei. Così JR trasforma le strade in gallerie a cielo aperto. I suoi progetti espositivi di grande formato appaiono visibili a tutti, 24 ore su 24. Dal 2001 da Parigi a Los Angeles passando per Montfermeil - Clichy-sous-Bois o Gerusalemme o l'Italia è autore di numerose mostre selvaggie o "expo 2 rue". Con il suo obiettivo 28 mm fotografa da vicino visi smorfiosi delle popolazioni locali e incolla manifesti giganti nelle strade. Utilizza il bianco e nero per creare una differenza con la colorata aggressione pubblicitaria. Il suo obiettivo è combattere i clichés presenti nell'immaginario collettivo e lasciare uno spazio libero per un incontro tra soggetto/attore e passante/interprete. Il suo PROGETTO 28 MM si divide in tre tappe. Nel 2004, la prima tappa: "Portrait d'une generation". Con la collaborazione di Ly Ladj del collettivo di artisti Kourtrajmé, riveste Montfermeil con poster giganti raffiguranti alcuni residenti. Con un pò di impertinenza JR provoca i passanti e interroga la rappresentazione sociale e mediatica di una generazione vista solo alle porte di Parigi o attraverso i telegiornali (i giovani delle famose banlieues). Nel 2007 realizza insieme a Marco il progetto "face 2 face", la più grande esposizione fotografica illegale al mondo, in otto città israeliane e palestinesi. Incolla i suoi immensi ritratti di palestinesi e israeliani, che svolgono lo stesso mestiere, faccia a faccia, anche sul muro di sicurezza/separazione. Attraverso questo progetto JR vuole mostrare che l'arte può rinviare i limiti del possibile. Nel 2008 con "Women" prende in considerazione la condizione delle donne africane nelle zone di conflitti etnici come Kenya, Sudan, Sierra Leone e Liberia. Lo stesso progetto si è spinto fino al Brasile, nel contesto delle favelas di Rio de Janeiro, per favorire l'incontro di donne che nella propria quotidianità affrontano la perdita violenta di un parente, di un figlio e una repressione arbitraria.
Il Ministro Scajola illustra la sua idea di nucleare
Giusto così, per condividere un po' del malessere provato da noi che viviamo in quelle terre lì, riporto un interessantissimo articolo di Marco Preve e Emiliano Fittipaldi (L'Espresso) pubblicato successivamente da ImperiaParla (grazie!), che sono convinto vi aiuterà a capire meglio in che razza di palude melmosa sguazzano i politicanti odierni. Gente che parla di nucleare e che, nel migliore dei casi, basa la sua conoscenza in materia sulla lettura del Manuale delle giovani marmotte in bagno. Gente che spadroneggia nel suo triste paese manco fosse nel salotto di casa, creando un vero e proprio feudo (con tanto di dinastia...) e regalando favoritismi a valvassori e valvassini di turno.
Fanno, disfano, inaugurano, cementificano, derogano, abbattono, appaltano, progettano. E ridono. Ridono. Alla faccia nostra, loro ridono. Non gli rimangono che le strette di mano e le pacche sulle spalle, per la felicità degli obiettivi e delle cineprese al servizio dello spettacolo integrato.
Ridono per mantenere in piedi la facciata splendente. Ma dietro la facciata tutto è già crollato.
Etica? Mai sentita. Moralità? Mai avuta. Vergogna? Neanche quella conoscono.
La loro non è democrazia. E' un'aristocrazia. Ma un'aristocrazia al contrario. Aristotele chiamava Aristocrazia "il governo dei migliori". Noi abbiamo votato e continuiamo a votare per avere un "governo dei peggiori".
Scajola ha un’idea Atomica
Un feudo in Liguria. Un drappello di fedelissimi in Parlamento. Fondi miliardari per le imprese. La fitta rete di potere del ministro e le sue mire.
La monnezza di Imperia è l’unica cosa che turba le sue notti. Il ministro atomico Claudio Scajola proprio non se l’aspettava che i suoi uomini potessero trasformarsi in epigoni di Bassolino e Iervolino. Nemmeno fossimo a Napoli o Afragola, piuttosto che nella civilissima Riviera dei Fiori. Lo smacco, invece, è arrivato: la Regione Liguria (di centrosinistra) ha commissariato la Provincia imperiese governata da Forza Italia, spedendo l’ex prefetto di Genova Giuseppe Romano a gestire l’emergenza rifiuti. Sarà una bella gatta da pelare: il territorio della zona è piccolo e montuoso, i siti adatti a realizzare sversatoi pubblici si contano su una mano, termovalorizzatori nessuno ne vuole e i comuni, quasi tutti scajolizzati, soffrono della sindrome ‘nimby’, i rifiuti ovunque, ma-non-a-casa-mia. Ma esclusa la spazzatura che insozza il suo feudo elettorale, ‘u Ministru’, come lo chiamano dalle sue parti, non ha preoccupazioni di sorta. Titolare dello Sviluppo economico e collezionatore di deleghe pesanti (controlla le Attività produttive, le Comunicazioni e il Commercio internazionale), gestisce un impero in crescita costante, anche grazie a un sistema di potere capillare che ne fa, insieme a Giulio Tremonti, l’uomo più influente del governo. I due ora lottano per mettere il cappello sul nucleare che verrà: l’imperiese per ora è in pole, mentre l’economista, azionista di riferimento dell’Enel che ha appena concluso un accordo con la francese Edf per costruire quattro nuove centrali, sta tentando di fermarne l’attivismo. Sarà difficile, visto che Berlusconi in persona ha abbracciato la sua causa firmando un patto con Nicolas Sarkozy per produrre insieme energia nucleare. Signore assoluto del Ponente ligure, accusato di aver creato il volo Roma-Albenga per le sue necessità di pendolare, appassionato d’auto d’epoca, pallanuoto e fornelli (è membro dell’Accademia italiana della cucina), Scajola, per bocca di alti dirigenti della Confindustria, “non avrà in mano il controllo della spesa, ma è tra i più ascoltati dal Cavaliere ed è il vero padrone della macchina di Forza Italia. Le imprese, quando vogliono qualcosa, devono bussare alla sua porta”. Il peso politico conta, ma non basta. La leva è, come sempre, nel denaro: il ministero gestisce oltre 5 miliardi di euro l’anno di incentivi e contributi a fondo perduto destinati all’industria privata nazionale, e altri pacchetti destinati alle aziende di Stato. Un’assistenza che fa rima, in tempo di crisi, con sopravvivenza. Paradossalmente l’ex democristiano di economia non si è mai interessato granché. Uomo di partito, inizia a occuparsi di aziende ed energia solo nel 2005, quando Berlusconi, a tre anni dalle dimissioni da ministro dell’Interno (definì Marco Biagi, ucciso dalle Br, “un rompicoglioni” davanti a due giornalisti), lo richiama alle Attività produttive al posto di Antonio Marzano. Ci si trova bene, su quella poltrona, tanto che dopo la breve parentesi Bersani la richiede indietro. La sua rete oggi lega insieme controllori e sostenitori dell’industria nucleare ed energetica, banchieri fedeli, imprenditori, massimi boiardi di Stato e alte sfere ecclesiastiche. Il centro della ragnatela è, ovviamente, in Liguria. Imperia è da cinquant’anni poco più del giardino di casa della famiglia Scajola: il padre Ferdinando, degasperiano doc, è stato primo cittadino nel dopoguerra, lasciando poi il testimone prima al fratello maggiore Alessandro e poi, nel 1982, a Claudio, che da giovane si è fatto le ossa nel movimento giovanile della Dc, nell’Inpdap, all’Ospedale Costarainera e all’Usl locale. Qui Scajola conta su una dote elettorale enorme, e i fedelissimi forzisti che siedono in Parlamento sono una trentina. “In ogni commissione”, spiega un importante lobbista milanese, “c’è un suo uomo. Vede tutto, non gli sfugge nulla. Soprattutto nel campo strategico dell’energia”. Il presidente dell’Enea, il genovese Luigi Paganetto, è un suo uomo: fu proprio Scajola nel 2005 a proporlo come commissario straordinario per la sostituzione del Nobel Carlo Rubbia. Sotto la Lanterna ha sede la Ansaldo Nucleare, l’azienda controllata dalla Finmeccanica. Il colosso militare ha un rapporto stretto col ministro: solo per la nuova autoblindo a otto ruote Vbc Freccia (concepita nei lontani anni Ottanta) lo Sviluppo economico ha già stanziato 310 milioni di euro, mentre per le fregate Fremm (le navi firmate Fincantieri sono fatte in Liguria, così come radar, sistemi elettronici e armamenti annessi targati Finmeccanica) Scajola ci mette la bellezza di 800 milioni di euro. Il legame è anche personale: il big dell’imperiese ha ottimi rapporti con l’ad Pierfrancesco Guarguaglini, mentre nel cda siede un suo vecchio amico, Piergiorgio Alberti, 65enne di Sanremo, che da giovane militava nella stessa corrente (dorotea) di Claudio. Nel collegio sindacale c’è Silvano Montaldo, tesoriere regionale degli azzurri, piazzato anche al famigerato aeroporto di Albenga e recentemente nominato dal ministro commissario straordinario della Merloni, il gruppo di elettrodomestici. Anche Alberti è uno che colleziona cariche nelle aziende che contano: attualmente siede su indicazione di Mediobanca nel consiglio della Parmalat, in passato è stato nei cda delle imprese di Marcellino Gavio e della Carige. L’istituto, il primo della Liguria e l’ottavo in Italia, è lo snodo finanziario dello Scajola Power: il fratello Alessandro ne è vicepresidente, Pietro Isnardi, il consuocero con interessi nell’immobiliare e l’alimentare, fa parte del consiglio. “Scajola avrà un pessimo carattere e i modi del ‘ganassa’”, chiosa un esponente del Pd che lo conosce bene, “ma è uno che sostiene le imprese con i fatti, difende il sistema Paese e, contemporaneamente, i suoi interessi politici”. Se Eni ed Enel sembrano ascoltare soprattutto l’azionista di riferimento, ossia il Tesoro di Tremonti, Fiat e Telecom hanno intuito che il loro futuro prossimo venturo dipenderà soprattutto da re Claudio. Che prima ha difeso le istanze di Sergio Marchionne sul bonus rottamazione (la Lega era contraria a nuovi aiuti), poi ha iniziato a studiare il piano per lo scorporo della rete fissa da Telecom. Un dossier delicatissimo: Mediaset sarebbe interessata a lanciarsi nella televisione via Internet e nelle telecomunicazioni, Scajola dirà la sua. Altro pallino del ministro è la disciplina. Sotto la sua guida il ministero si sta trasformando in una caserma. Sono stati cambiati 16 direttori generali, che impareranno presto come ordine e rispetto delle gerarchie siano imperativi categorici. Pare che Scajola in privato chiami i collaboratori “i miei soldatini”. Viste le premesse, sembra naturale che l’antica passione per la Benemerita non abbia vacillato nemmeno nel dicembre del 1983, quando a ora di cena i carabinieri di Milano bussarono alla porta dell’allora giovane sindaco per accompagnarlo in galera. L’accusa era di concussione aggravata, in un affare di mazzette (epicentro dello scandalo il casinò di Sanremo) da cui fu poi scagionato. Ventisei anni dopo, di nuovo ministro, Scajola ha voluto come capo dell’Ufficio per gli affari generali un colonnello dei carabinieri. Non un militare qualunque, ma Roberto Massi, già capo del personale al Comando generale e, fino al 2007, comandante del reparto operativo di Roma. “Una mente”, dicono in molti. Laureato in legge, negli ultimi due anni si è occupato di inchieste importanti come quella su Lady Asl (che ha portato all’incriminazione di pezzi da novanta di An), Calciopoli e l’affaire Storace. Nella squadra del ministro c’è di tutto: liguri doc, ambasciatori, ex prefetti, imprenditori. Se Paola Girdinio, preside della facoltà di Ingegneria di Genova, è tra gli esperti che decideranno a chi destinare i 200 milioni del programma ‘Efficienza Energetica’, i suoi tuttofare sono il fidato Michele Scandroglio (fino a poco tempo fa all’Isvap e alla Carige, oggi è stato eletto alla Camera restando vicepresidente di una società di consulenza e consigliere di imprese per il recupero crediti) e Raffaele Lauro, senatore Pdl nominato suo ‘consigliere politico’. Amico di Giuliano Tavaroli, natali a Sorrento, folgorato in gioventù dal carisma di Antonio Gava, Lauro fu indagato e poi prosciolto per la storia dei fondi istituzionali utilizzati dai dirigenti del Sisde, ed è un vecchio protégé di Scajola: capo di gabinetto nel 2005, nominato nel cda della Carige l’anno successivo, presidente della commissione Antiracket e antiusura. Oggi siede pure nel ‘board’ dell’Antimafia. L’attuale segretario particolare è invece Giuseppe Guerrera, che aspetta da due anni l’esito di un indagine della Procura di Sanremo che lo ha indagato per corruzione, mentre un altro uomo-chiave è Daniele Mancini, assunto come consigliere diplomatico mentre era ambasciatore in Romania. Elegante e influente, ottimi rapporti con le imprese venete che investono miliardi a Timisoara e dintorni, cura tutti i contatti con il dipartimento per il Commercio estero. “Finché il sottosegretario Urso non avrà le deleghe, le aziende devono rivolgersi a lui”, spiegano da Confindustria. La rete del ministro non poteva prescindere dalle entrature nelle alte sfere del Vaticano. Seguendo l’esempio del papà Ferdinando, legato al segretario di Stato di Giovanni XXIII, Domenico Tardini, Scajola junior ha cucito rapporti eccellenti con Crescenzio Sepe. Tanto che nel 2004 l’arcivescovo di Napoli, quando comandava gli uffici di Propaganda Fide, chiamò la moglie Maria Teresa Verda nel comitato scientifico che avrebbe dovuto far nascere un museo con le opere della congregazione. I collaboratori del cardinale commisero al tempo una gaffe da Guinness, convocando invece della professoressa a contratto, l’omonima Donatella Scajola, teologa e biblista di fama. Un piccolo incidente di percorso. Oggi l’eminenza preferita dal ministro è l’arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, che ha fatto carriera diventando presidente della Cei. L’amicizia è solida, le occasioni d’incontro non si contano. Il patriarca qualche giorno fa gli ha consegnato personalmente il premio San Francesco di Sales promosso dal Monastero della Visitazione. La serata tutta abbracci e complimenti è finita però con un codazzo di ironie: il presidente della giuria era la professoressa Verda. Nessuna omonimia stavolta. Si tratta proprio di Maria Teresa, la moglie di re Claudio in persona.
Piercarlo l’alternativo
Papà Claudio pensa al futuro con il nucleare, ma Scajola junior si occupa del presente lanciandosi nel business delle energie alternative. Piercarlo, figlio del ministro dello Sviluppo economico, 29 anni e una laurea in Economia a Milano, dal novembre scorso è infatti socio al 50 per cento della Agena srl, Azienda per la generazione di Energie Alternative con sede a Monza. Il socio di Piercarlo è Daniele Santucci, 60 anni, che nei primi anni ‘90 fu vicepresidente della Avio Nord. Santucci di energia se ne intende: fino a settembre era vicepresidente della Simav, società di sistemi di manutenzione della galassia Dalkia, che poi vuol dire colossi dell’energia come Edf e Veolia. L’Agena, probabilmente, vorrà entrare nel ricchissimo business che si apre in questi mesi. Forse per questioni di incompatibilità non potrà mirare ai 500 milioni che saranno stanziati dal ministero dello Sviluppo da qui al 2015, ma le alternative non mancano: la Regione Liguria, ad esempio, sta per varare un piano eolico che moltiplicherà da dieci a 150 le enormi pale per catturare il vento.
Solo in sto merda di paese chiamato Italia, può essere permessa una manifestazione di neofascisti con le spranghe in mano, capitanata da un tale (infame e vigliacco) parlamentare e da un prete antislamico e antisemita.
E dovreste vederle ste pecorelle nere come venivano sapientemente ammaestrate e istruite dal capetto col megafono di turno: "State intruppati! Serrate le righe! Tenete bene orizzontali i bastoni! File ordinate!". Evidentemente il deficit di ordine & disciplina delle nuove generazioni va colmato con un po' di sano revival anni '20.
Dunque altro che protezione per i fascisti da parte della polizia. Queste si chiamano connivenze.
"Arrivano a 400 contando quelli in divisa" (da un commento su Indymedia)
LA VIOLENZA SULLE DONNE NON È UNA QUESTIONE DI ORDINE PUBBLICO È UN PROBLEMA “CULTURALE” SOCIALE ED IN SOSTANZA POLITICO
La violenza sulle donne è la 1° causa di morte e di invalidità permanente per le donne fra i 14 ed i 66 anni in Europa, ciò nonostante siamo convinte che la violenza non sia il nostro destino. Per questo vogliamo combatterla alle radici prima che si manifesti, nelle strade ma soprattutto nelle case dove ha la sua espressione più continuativa e massiccia e con l’aiuto della scuola luogo di formazione per tutte e tutti. Denunciamo l’uso e l’abuso del corpo della donna sempre esposto, disponibile e lascivo, tanto nei media quanto nella pubblicità che genera la “cultura” dello stupro. Quello che prima era silenzio sulle violenze ora che con l’aumento delle denunce non può più essere tale, diventa strumentalizzazione. Tutti parlano e barattano interessi politici sui nostri corpi.Rifiutiamo qualsiasi provvedimento in chiave razzista e autoritaria fatto in nostronome. Per noi la violenza è “solo” maschile e non dipende dal passaporto di chi la agisce. Ci ripugna la logica violenta tanto degli stupratori quanto delle ronde dei giustizieri. Per noi una strada è sicura quando è piena di donne.Rifiutiamo la logica della paura ed affermiamo la nostra libertà! Per bloccare la violenza, crediamo nella solidarietà fra donne e lesbiche, nella denuncia dei maschi violenti, e nella necessità di dotarci di strumenti per l’autodifesa.
PRENDIAMO INSIEME PAROLA PUBBLICA DICIAMO NO ALLA VIOLENZA MASCHILE
SABATO 7 MARZO ’09 CORTEO NOTTURNO DI DONNE E LESBICHE CONCENTRAMENTO ALLE H.20 IN PIAZZA DELL’UNITÀ
ASSEMBLEA CITTADINA DI DONNE E LESBICHE (BOLOGNA)
Consiglio a tutt* di scaricare qui il primo processo per stupro svoltosi a porte aperte, negli anni settanta. Tanto per farvi un'idea del trattamento riservato alle donne nella nostra evoluta società... Grazie alle donne di Femminismo a sud.