lunedì 6 ottobre 2008

Zeitgeist addendum

Mai come in questo periodo urge una spiegazione efficace delle dinamiche che governano l'economia internazionale. In un futuro che è già dietro l'angolo, non basteranno più gli ingenti finanziamenti statali di bolscevica memoria per parare il culo agli aguzzini seduti in cima alla piramide a tirare i fili di questo capitalismo da strapazzo.
Dunque, nel caso in cui vi foste persi l'illuminante documentario Zeitgeist, vincitore nel 2007 dell'Artivist Film Festival, e del quale avevamo parlato in questo post, sappiate che è da poco uscito l'inatteso sequel, intitolato Zeitgeist addendum. Per il momento è disponibile soltanto in lingua inglese sul sito ufficiale.
Sono però riuscito a trovare due brevi anteprime sottotitolate in italiano, nelle quali si parla del signoraggio bancario. Un argomento che potrebbe aiutarci a comprendere gli intricati processi che hanno portato, portano e porteranno alle miserevoli bancarotte dei giorni scorsi.
Dal momento che sono anche i nostri gesti quotidiani in veste di "consumatori" a disegnare il futuro dell'economia globale, mi sembra opportuno, con uno sguardo di insieme, cercare di comprendere se i binari sui quali si è incastrata la nostra esistenza, potranno essere deviati verso migliori destinazioni, o necessiteranno di un deragliamento per evitare che tutto il convoglio salti in aria prima ancora della partenza.
Ed è proprio in supplenza del vuoto informativo che avvolge questo problema, che questo documentario, ora arricchito da una seconda puntata, vuole inserirsi, cercando di sviluppare un punto d'osservazione critico sull'ultimo secolo della nostra epoca.

In tal modo anche il meno informato degli esseri umani, in virtù dell'enorme quantità di informazioni ricevute, sarà in grado di districarsi meglio tra i tentacoli sempre più asfissianti di quest'economia del terrore, nell'attesa della stretta finale.




venerdì 3 ottobre 2008

Stato d'emergenza




Cercheremo di essere lievi.

Chiamiamo “emergenza” una continua ri-definizione strumentale del “nemico pubblico” da parte dei poteri costituiti. Grazie all’emergenza, agli occhi della fantomatica “opinione pubblica” viene resa accettabile non solo la violazione ma la vera e propria sospensione delle libertà formalmente sancite dalle costituzioni e dalle carte dei diritti umani. Accettabile? Di più: necessaria e auspicabile al fine di “difendere la democrazia”.
In Italia, dagli anni Settanta in avanti, il metodo di governo è consistito interamente in un avvicendarsi di emergenze. In questo paese esiste da sempre una complicata dialettica dell'incostituzionalità, al cui interno l'emergenza ha stabilito una propria retorica, un compiuto ma fluido sistema di metafore, un peculiare modo di cristallizzarsi nel diritto scritto e nel costume nazionale.
Le emergenze servono a introdurre nuove forme coercitive nella divisione sociale del lavoro, o tutt’al più a preservare quelle già esistenti. Certo, servono anche al regolamento di conti gangsteristico tra diverse sezioni di capitale (d’ora in poi le chiameremo “cosche”), vedi l’esempio di Mani Pulite... Ma questo viene dopo: l’esigenza primaria è la coercizione di cui sopra, il controllo sociale, la prevenzione di probabili “devianze” e antagonismi; le cosche si scontrano tra loro per assicurarsi il governo di tale prevenzione.
[...]
Studiando a fondo le politiche e le retoriche emergenziali, abbiamo infatti individuato un trend: la molecolarizzazione dell'emergenza, un suo spingersi dalla res publica ai microlegami sociali, dall’ordine pubblico alla privacy, fino ai recessi delle differenze singolari. In altre parole: dal Politico (territorio già completamente colonizzato e ristrutturato) al Culturale (in senso lato, antropologico) allo... Spirituale.
[...]
In questo senso l’Italia è servita da laboratorio, come già negli anni venti (col fascismo) e nel dopoguerra (come turbolento teatrino e campo da gioco della guerra fredda). Gli esperimenti giuridici, mediatici e in generale biopolitici condotti negli ultimi venticinque anni si sono rivelati utilissimi durante il processo di integrazione pan-europea delle dinamiche di repressione e controllo sociale.

The Luther Blissett Project, Nemici dello Stato, Derive/Approdi, 1999

mercoledì 1 ottobre 2008

Dichiarazione dei diritti di Luther Blissett

L'industria dello spettacolo integrato e del comando immateriale mi deve dei soldi. Non scenderò a patti con lei finché non avrò ciò che mi spetta. Per tutte le volte che sono comparso in televisione, al cinema o per radio, come passante casuale o come elemento del paesaggio, e la mia immagine non mi è stata pagata; per tutte le volte che le mie tracce, iscrizioni, graffiti, fotografie, disposizioni di oggetti nello spazio (come parcheggi fantasiosi, incidenti catastrofici o spettacolari, atti di vandalismo, abusivismo edilizio, ecc.) sono state usate a mia insaputa da show o telegiornali; per tutte le parole o espressioni di sicuro impatto comunicativo da me coniate nei bar periferici, nelle piazze, ai muretti, nei centri sociali, che sono poi diventate sigle di trasmissioni, potenti slogan pubblicitari o nomi di gelati confezionati, senza che io vedessi una lira; per tutte le volte che il mio nome ed i miei dati personali sono stati messi al lavoro gratis dentro calcoli statistici, per adattare alla domanda, definire strategie di marketing, aumentare la produttività di imprese che non potrebbero essermi più estranee; per la pubblicità che faccio di continuo indossando magliette, zainetti, calzini, giubbotti, costumi, asciugamani con marchi e slogan commerciali, senza che il mio corpo sia remunerato come cartellone pubblicitario; per tutto questo e per molto altro ancora l'industria dello spettacolo integrato mi deve dei soldi!

Capisco che sarebbe complicato calcolare singolarmente quanto mi spetta. Ma questo non è affatto necessario, perché io sono Luther Blissett, il multiplo e il molteplice. E ciò che l'industria dello spettacolo integrato mi deve, lo deve ai molti che io sono e me lo deve perché io sono molti. Da questo punto di vista possiamo accordarci quindi per un compenso forfeittario generalizzato.
Non avrete pace finché non avrò i soldi!

MOLTI SOLDI PERCHE' IO SONO MOLTI: REDDITO DI CITTADINANZA PER LUTHER BLISSETT

martedì 30 settembre 2008

Limp Bizkit - Break Stuff

* Scusate la tamarranza, ma oggi mi girava così.

lunedì 29 settembre 2008

Una scuola dove la vita si annoia insegna solo la barbarie

* Il mondo è cambiato più in trent'anni che in tremila. Mai - perlomeno nell'Europa occidentale - la sensibilità dei ragazzi ha tanto deviato dai vecchi istinti predatori che fecero dell'animale umano la più feroce e la più distruttrice delle specie terrestri.

* Il nostro sistema educativo si inorgoglisce a ragione di aver risposto con efficacia alle esigenze di una società patriarcale un tempo onnipotente, tenendo conto di un solo dettaglio: che una tale gloria è al contempo ripugnante e superata.

* Bisogna davvero coltivare la stupidità con una prolissità ministeriale per non revocare immediatamente un insegnamento che il passato impasta ancora con i lieviti ignobili del dispotismo, del lavoro forzato, della disciplina militare e di quell'astrazione, la cui etimologia - abstrahere, tirar fuori da - esprime bene l'esilio da sè, la separazione dalla vita.
Finalmente agonizza quella società in cui si entrava vivi solo per imparare a morire.

* I pedagoghi dissertavano sul fallimento scolastico senza preoccuparsi dello scacchiere su cui si tramava l'esistenza quotidiana, giocata ad ogni passo nell'angoscia del merito e del demerito, della perdita e del profitto, dell'onore e del disonore. Una costernante banalità regnava nelle idee e nei comportamenti: c'erano i forti e i deboli, i ricchi e i poveri, i furbi e gli imbecilli, i fortunati e gli sfortunati.
Certo la prospettiva di dover passare la propria vita in una fabbrica o in un ufficio a guadagnare il denaro del mese non era atta ad esaltare i sogni di felicità e di armonia che l'infanzia nutriva. Essa produceva in serie degli adulti insoddisfatti, frustrati di un destino che avrebbero desiderato più generoso.

* L'insopportabile predominanza degli interessi finanziari sul desiderio di vivere non riesce più a ingannare. Il tintinnio quotidiano dell'esca del guadagno risuona assurdamente nella misura in cui il denaro si svaluta, che un fallimento comune livella capitalismo di Stato e capitalismo privato, e che scivolano verso la fogna del passato i valori patriarcali del padrone e dello schiavo, le ideologie di destra e di sinistra, il collettivismo e il liberalismo, tutto ciò che si è edificato sullo stupro della natura terrestre e della natura umana in nome della sacrosanta merce.

* La noia genera la violenza, la bruttezza degli edifici incita al vandalismo, le costruzioni moderne, cementate dal disprezzo degli impresari immobiliari, si screpolano, crollano, prendono fuoco, secondo l'usura programmata dei loro materiali di paccottiglia.

* La scuola è al centro di una zona di turbolenza dove gli anni giovanili rovinano nella tetraggine, dove la nevrosi coniugata dell'insegnante e dell'insegnato imprime il suo movimento al bilanciere della rassegnazione e della rivolta, della frustrazione e della rabbia. Essa è anche il luogo privilegiato di una rinascita. Porta in gestazione la coscienza che è al centro della nostra epoca: assicurare la priorità di ciò che vive sull'economia di sopravvivenza.
Essa detiene la chiave dei sogni in una società senza sogno: la risoluzione di cancellare la noia sotto il rigoglio di un paesaggio in cui la volontà di essere felici bandirà le fabbriche inquinanti, l'agricoltura intensiva, le prigioni di ogni genere, i laboratori di affari sospetti, i depositi di prodotti sofisticati, e quelle cattedre di verità politiche, burocratiche, ecclesiastiche che chiamano lo spirito a meccanizzare il corpo e lo condannano a claudicare nell'inumano.

* Ormai, ogni bambino, ogni adolescente, ogni adulto si trova all'incrocio di una scelta: sfinirsi in un mondo sfinito dalla logica della redditività ad ogni costo, o creare la propria vita creando un ambiente che ne assicuri la pienezza e l'armonia. Perchè l'esistenza quotidiana non può essere confusa più a lungo con questa sopravvivenza adattativa a cui l'hanno ridotta gli uomini che producono la merce e dalla quale sono prodotti.
Noi non vogliamo più una scuola in cui si impara a sopravvivere disimparando a vivere.

* Che l'infanzia sia caduta nella trappola di una scuola che ha ucciso il meraviglioso invece di esaltarlo, indica abbastanza in quale urgenza si trovi l'insegnamento, se non vuole cadere in seguito nella barbarie della noia, di creare un mondo di cui sia permesso meravigliarsi.
Guardatevi tuttavia dall'attendere aiuto o panacea da qualche salvatore supremo. Sarebbe vano, sicuramente, accordare credito a un governo, a una fazione politica, accozzaglia di gente preoccupata di sostenere prima di tutto l'interesse del loro potere vacillante; e nemmeno a tribuni e maitres à penser, personaggi massmediatici che moltiplicano la loro immagine per scongiurare la nullità che riflette lo specchio della loro esistenza quotidiana. Ma sarebbe soprattutto andare contro se stessi, inginocchiarsi come un questuante, un assistito, un inferiore, mentre l'educazione deve avere per scopo l'autonomia, l'indipendenza, la creazione di sè, senza la quale non vi è vero aiuto reciproco, autentica solidarietà, collettività senza oppressione.
Una società che non ha altra risposta alla miseria che il clientelismo, la carità e l'arte di arrangiarsi è una società mafiosa. Mettere la scuola sotto il segno della competizione e incitare alla corruzione, che è la morale degli affari.
La sola assistenza degna di un essere umano è quella di cui ha bisogno per muoversi con i propri mezzi. Se la scuola non insegna a battersi per la volontà di vivere e non per la volontà di potenza, essa condannerà intere generazioni alla rassegnazione, alla servitù e alla rivolta suicida. Rovescerà in soffio di morte e di barbarie ciò che ciascuno possiede in sè di più vivo e di più umano.
Io non immagino altro progetto educativo che quello di formarsi nell'amore e nella conoscenza di ciò che è vivo. Al di fuori di una scuola della vita dove la vita si trova e si cerca senza fine - dall'arte di amare fino alle matematiche speculative - non vi è che la noia e il peso morto di un passato totalitario.

Raoul Vaneigem, Avviso agli studenti, Nautilus, 1996

sabato 27 settembre 2008

Profezie?

Alitalia, Scajola: "Con nuova compagnia discontinuità"

"Con la nuova compagnia c'é una grande discontinuità col passato, con un accordo sindacale che va verso l'en plein, una nuova forma contrattuale, e un piano industriale nuovo".
"Si è trattato di un grande successo per l'Italia e per il governo Berlusconi. Buon volo a questa nuova società che aiuterà l'Italia a decollare".



Detersivo per i piatti d.i.y.


Viviamo in una società dove purtroppo tutto ciò di cui abbiamo bisogno per vivere e non, ci appare come un prodotto pronto per l'uso, di cui ignoriamo l'origine. Molto spesso non sappiamo quali sono le varietà di ortaggi di stagione, l'aspetto della pianta che ci ha donato un buon frutto, o come viene prodotto qualsiasi bene di consumo che ci passa ogni giorno per le mani.

Con l'avvento della società dei consumi di massa, portata avanti sotto la bandiera del progresso, ciò che un tempo veniva prodotto in casa ora viene comprato al supermercato. Oltre a scomparire la trama di trucchi e segreti che venivano tramandati di nonno/a in nipote e di padre/madre in figlio/a, cancellando la conoscenza popolare, oggi è anche necessario lavorare di più per acquistare questi beni.
Bisogna il più possibile contrastare la specializzazione della società dove ad ognuno è affidata una funzione ma al di fuori di essa non si sa fare nient'altro. Un modo pratico per andare contro corrente è l'autoproduzione di più beni possibili di cui facciamo un costante uso. Questo permette oltre ad una certa autosufficienza, di ridurre il nostro impatto ambientale, di scegliere con cura gli ingredienti, che si tratti di cibo o di altro, e credo dia anche una certa soddisfazione personale.

DETERSIVO PER I PIATTI

INGREDIENTI: 3 limoni, 200g. di sale grosso, 100ml di aceto, 400ml di acqua.
Tritare (anche nel frullatore) i limoni con la buccia, il sale e aggiungere un pò di acqua. Disporre quello che si ottiene in una pentola e prima di accendere il fuoco aggiungere la restante acqua e l'aceto. Mescolare e portare a ebollizione per 15 minuti.
Ora il vostro detersivo è pronto! Aspettate che si raffreddi e imbottigliatelo.

The decline of italian civilization

Per pura curiosità, mista a un po' di sano masochismo, sono andato a spulciare il sito del governo, giusto per darmi una rinfrescatina alla memoria. Ecco a voi, dunque, quelli che sono stati spacciati per i massimi rappresentanti, gli avamposti direi, dell'italica cultura/istruzione:

2001/2005

ISTRUZIONE-UNIVERSITA'-RICERCA










L.Moratti


BENI E ATTIVITA' CULTURALI










G.Urbani

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2005/2006

ISTRUZIONE-UNIVERSITA'-RICERCA










L.Moratti


BENI E ATTIVITA' CULTURALI












R.Buttiglione

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2008/?


ISTRUZIONE-UNIVERSITA'-RICERCA












M.Gelmini

BENI E ATTIVITA' CULTURALI












S.Bondi



Dove andremo a finire?
Quanto ancora dovremo aspettare prima di vedere Corona all'Istruzione e la Vento alla Cultura?

venerdì 26 settembre 2008

Fidati! Gli esperti siamo noi

* in occasione del ritorno di Betti sui tasti, festeggiamo il nostro centesimo post.


Tempo fa trovai in un mercatino dell'usato un libro dal titolo: "Fidati! Gli esperti siamo noi. Come la scienza corrotta minaccia il nostro futuro".
Sulla copertina Mark Dowie confessa che: "dopo aver letto questo libro non sono più riuscito a prestare ascolto a un esperto senza scetticismo. E senza chiedermi: chi lo sta pagando per dire tutto ciò?".
Nonostante nutrissi già forti dubbi nei confronti di certa scienza, questo libro di S. Rampton e J. Stauber e progetto del Center for Media and Democracy (edito da Nuovi Mondi Media nel 2004), mi ha comunque scioccato.
Bisogna dire che il testo tratta la realtà statunitense, una realtà quasi virtuale per certi versi, dove l'immagine e il denaro spingono verso interessi prestabilti a danno dei cittadini ma sopratutto dove esistono migliaia di agenzie di pubbliche relazioni che guidano le multinazionali nella distruzione del pianeta.
Di sicuro questo libro offre gli strumenti per capire le strategie impiegate per creare il nostro consenso e farci buttare soldi. D'ora in poi non crederete più agli esperti ospiti dei salotti televisivi e magari nemmeno più al vostro medico.
Tra i temi trattati vi sono: la manipolazione scientifica nei vari campi e nella storia, e le diverse tecniche utilizzate; "affari rischiosi", quindi disastri avvenuti in passato e che tutt'ora accadono; Ogm; biotecnologie; principio di precauzione e molto molto altro. Inoltre ogni tesi è affiancata da spiegazioni coerenti, testimonianze e dati affidabili.
Gli interessi di questa scienza corrotta e delle multinazionali vanno di sicuro contro i nostri stessi interessi e gli esempi riportati confermano questa tesi.

“Un resoconto da tanto atteso, che svela intrighi e sotterfugi che si nascondono dietro la creazione degli esperti... Questo libro sconvolgente ci mostra i risvolti celati delle pubbliche relazioni delle multinazionali, dove esperti accademici di ogni livello e categoria vengono corrotti nei modi più diversi. Illuminante”.


Jeremy Rifkin


Se vi capita, leggetelo!

Tutti a casa! Buoni, tranquilli e lobotomizzati [2]


Non mi danno neanche il tempo di smaltire una vaccata (v. post precedente), che bum! ne sparano subito un'altra.

Ma d'altronde, si sa, i nostri amministratori locali fanno di tutto per essere sempre all'avanguardia.

Dolcedo: vietato salire sulle giostre a chi ha più di 12 anni, lo dispone un'ordinanza del sindaco


Presunte giostre nostrane, mai viste a Dolcedo


'E' vietato l'uso delle giostrine e degli impianti ricreativi per bambini ai maggiori di anni 12'. E' quanto recita un'ordinanza emanata dal sindaco di Dolcedo (Imperia), Marco Ascheri, intervenuto con una serie di provvedimenti restrittivi, a fronte di alcuni comportamenti ritenuti indecorosi, riguardanti il rispetto degli spazi comunali, che si sono verificati di recente e che avrebbero provocato, oltre che lamentele da parte dei cittadini, anche criticita' igienico sanitarie.
Oltre al divieto di salire sulle giostre per chi ha un'eta' superiore ai 12 anni, il sindaco vieta pure di gettare o abbandonare in luogo pubblico o di uso pubblico, bicchieri, latine, cartoni e altro materiale; di bivaccare o sistemare giacigli, di arrampicarsi sugli alberi, sui monumenti e sui pali della pubblica illuminazione, di calpestare, sedersi o sdraiarsi sulle aiuole, di lavarsi o effettuare altre operazioni di pulizia nelle vasche o presso le fontane pubbliche e di adottare qualsiasi comportamento che arrechi molestia o disturbo alle persone. La sanzione amministrativa, per chi non rispetta i punti dell'ordinanza va dai 25 ai 500 euro. Chiamata a verificarne il rispetto e' la polizia municipale.

Tratto da Riviera24.it (i grassetti sono miei - T.B.)

Quindi, cari bambini, d'ora in avanti, scordatevi di arrampicarvi sugli alberi (Dolcedo sono quattro case in mezzo a una valle intera di ulivi). E voi adulti, dimenticatevi le brevi penniche ristoratrici sui prati (ah no scusatemi, aiuole comunali). Dimenticatevi l'acqua refrigerante delle fontane, con la quale eravate soliti sciacquarvi il viso nelle giornate di calura estiva. Infine scordatevi nostalgiche evoluzioni sull'altalena.
E se poi, malauguratamente, vi venisse voglia di farvi uno spinello sull'altalena, be' preparatevi, che i militari son già dietro il cespuglio!