giovedì 20 novembre 2008

Tortura Sanitaria Obbligatoria


Dopo gli scandali emersi negli anni settanta sulla dura prigionia dei pazienti e le condizioni ripugnanti dei manicomi, nel 1978 viene approvata una legge, la 180/78 per riformare il nostro sistema psichiatrico. Purtroppo, questa misura non ha comportato dei miglioramenti in questo campo. Una volta chiusi gli ospedali psichiatrici o manicomi, sono sorte strutture di ogni genere, pubbliche e private, all’interno delle quali continua ad essere utilizzata l’etichetta di “malato mentale” e vengono applicati i metodi coercitivi e violenti della psichiatria.

Con la legge 180 e la successiva 833 si sono stabiliti dei casi in cui il ricovero può essere effettuato indipendentemente dalla volontà dell'individuo: è il caso del TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) e dell'ASO (Accertamento Sanitario Obbligatorio). Ricevute le certificazioni mediche, il sindaco ha 48 ore per disporre, tramite un'ordinanza, il trattamento sanitario obbligatorio facendo accompagnare la persona dai vigili urbani presso un reparto psichiatrico di diagnosi e cura. Il TSO ha una durata massima di sette giorni, ma può essere rinnovato e quindi prolungato in caso ne permanga la necessità.
Il TSO è un provvedimento di limitazione della liberta' personale, necessita infatti della convalida dell'autorità giudiziaria e ha la forma giuridica dell'ordinanza sindacale che, acquista efficacia in ragione della notifica ai soggetti interessati.

Il Trattamento Sanitario Obbligatorio può essere richiesto per pazienti che:

- non hanno coscienza del proprio stato di malattia
- si oppongono alle cure necessarie
- necessitano di interventi terapeutici urgenti
- non possono fruire di cure extra-ospedaliere

Se le condizioni di un paziente risultano pericolose per se stesso o per gli altri (manifestazioni violente, tentato suicidio, ecc.) è possibile contattare direttamente la Polizia per il trasporto del paziente presso un Pronto Soccorso, farlo visitare e poi richiedere un'eventuale Trattamento Sanitario Obbligatorio.

Subito ci troviamo di fronte ad un problema: chi determina lo “stato di necessità”, la pericolosità del soggetto e l'urgenza dell'intervento terapeutico? Le forze dell'ordine?!
E in che modo si dimostra che il ricovero ospedaliero è l'unica soluzione possibile?


Nella maggior parte dei casi i ricoveri coatti sono eseguiti senza rispettare le norme che li regolano e seguono il loro corso semplicemente per il fatto che quasi nessuno è a conoscenza delle normative e dei diritti del ricoverato.

Spesso il paziente non viene informato di poter lasciare il reparto dopo lo scadere dei sette giorni ed è trattenuto inconsapevolmente in regime di TSV (Trattamento Sanitario Volontario). Persone che si recano in reparto in regime di TSV sono poi trattenute in TSO al momento in cui richiedono di andarsene. Diffusa è la pratica di far passare, tramite pressioni e ricatti, quelli che sarebbero ricoveri obbligati per ricoveri volontari: si spinge cioè l’individuo a ricoverarsi volontariamente minacciandolo di intervenire altrimenti con un TSO. L'obbligo di cura oggi non si limita più alla reclusione in una struttura, ma si trasforma nell'impossibilità effettiva di modificare o sospendere il trattamento psichiatrico per la costante minaccia di ricorrere al ricovero coatto, cui ci si avvale alla stregua di strumento di oppressione e punizione.

Il grado di spersonalizzazione ed alienazione che si raggiunge durante una settimana di TSO ha pochi eguali. Il ricovero coatto rimane un atto di violenza e rappresenta un grande trauma per chi lo subisce. Insieme al bombardamento farmacologico che mira ad annullare la coscienza di sé, della persona e a renderla docile ai ritmi e alle regole ospedaliere, per i pazienti considerati “agitati” si ricorre ancora all'isolamento e alla contenzione fisica.


In Italia sono molti, troppi, i casi di decessi che avvengono a causa di queste torture sanitarie, ne ricordo solo alcuni:

* Giuseppe Casu, un venditore ambulante ricoverato in TSO a Cagliari, morto nel giugno 2006 dopo sette giorni di contenzione fisica e farmacologia.
* Edhmun Hiden, nigeriano di 34 anni morto in TSO nel Maggio 2007 a Bologna.
* Roberto Melino, un ragazzo di 24 anni, entrato in reparto in TSV a Empoli, nel giugno 2007, tramutato in TSO alla richiesta di andare a casa. Muore in reparto psichiatrico.
* Un mese fa un'altra condanna a morte, quella di Renata Laghi, 53 anni, di Forlì. Vi consiglio di leggere questo articolo dove la famglia della donna spiega la tragica vicenda.


Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario, se non per disposizione di Legge. La legge non può violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana
(Art. 32 della Costituzione Italiana)

"Il medico deve fornire al paziente la più idonea informazione sulla diagnosi, sulla prognosi, sulle prospettive e le eventuali alternative diagnostico-terapeutiche e sulle prevedibili conseguenze delle scelte operate; il medico nell’informarlo dovrà promuovere la massima adesione alle proposte diagnostico-terapeutiche”
(Art. 30 del Codice di Deontologia Professionale della Federazione degli Ordini dei Medici, 1998)

"Il medico non deve intraprendere attività diagnostica e/o terapeutica senza l’acquisizione del consenso informato del paziente
Il medico deve attenersi, nel rispetto della dignità, della libertà e dell’indipendenza professionale, alla volontà di curarsi, liberamente espressa dalla persona
(Artt. 32 e 34 del Codice di Deontologia Professionale della Federazione degli Ordini dei Medici, 1998).

Sembra proprio che i dettami sopra citati vengano continuamente ignorati!


INFO

2 commenti:

lucaborello ha detto...

Quello dei TSO è un'altra di quelle vergogne sconosciute che resteranno tali, perchè non frega un cazzo a nessuno. Quando lavoravo nella bassa soglia e nel dormitorio, mi è capitato spesso di assitere a TSO chiamati solo per sbarazzarsi di un ospite indesiderato (fatto, sbronzo, o semplicemente molto incazzato).
E' un modo veloce per togliersi dalle palle i rompicoglioni, con in più il fatto che essendo senza fissa dimora o clandestini, nessuno ti verrà mai a dire niente.

faina ha detto...

un'altra merda tenuta nell'ombra..